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LA COLTIVAZIONE DEL POMODORO

Negli anni quaranta la coltura del pomodoro aveva ormai le sue regole: dalla preparazione del terreno alla formazione delle prose, dalla concimazione alle semine, dal diradamento alla messa in opera dell’armatura, dalla raccolta dei frutti alla cavatura delle piante.

La coltivazione del pomodoro

Negli anni quaranta la coltura del pomodoro aveva ormai le sue regole: dalla preparazione del terreno alla formazione delle prose, dalla concimazione alle semine, dal diradamento alla messa in opera dell’armatura, dalla raccolta dei frutti alla cavatura delle piante.
Tutte queste conoscenze furono raccolte e sintetizzate da Cesare Samoggia e Massimo Bianchi, del Consorzio Provinciale tra i Produttori dell’Agricoltura di Parma, in una piccola e agile pubblicazione dal titolo “Come si dovrebbe coltivare il pomodoro da salsa alla moda parmigiana”, edita con lo scopo di portare alla conoscenza di tutti gli agricoltori le pratiche di coltivazione più razionali adottate in zona.

L’aratura

La coltivazione del pomodoro doveva sempre succedere al prato di erba medica ed al frumento e mai seguire a se stessa, pena l’ottenimento di produzioni inferiori per quantità e scadenti per qualità. Se si coltivava il pomodoro in successione al grano, l’agricoltore doveva provvedere ad interrare, con il lavoro tempestivo di aratura profonda, almeno 200 q.li a biolca di letame ben maturo.

L’assolcatura

L’assolcatura del terreno prima del sopraggiungere della stagione invernale era una pratica altamente consigliabile, Con questo lavoro non solo si permetteva un maggiore accumulo di riserve idriche nel terreno, ma si facilitava di gran lunga il lavoro di preparazione delle prose.

Formazione delle prose

All’arrivo della primavera, non appena l’andamento stagionale lo permetteva, chi aveva assolcato il terreno doveva unire con la zappa due solchi per formare la prosa. La distanza usuale che ogni buon agricoltore doveva tenere fra prosa e prosa dovevano essere almeno 1,20 m. Una riduzione delle distanze tra le prose fino ad 1 metro era consentito solo nel caso il pomodoro fosse stato coltivato in asciutta nelle zone collinari o precollinari.

Formazione delle buchette

Il sistema parmigiano di semina del pomodoro era quello a buchette o postarelle. Le buchette si facevano con la zappa e non dovevano essere eccessivamente profonde: esse andavano sfalsate nella scia e distanti dai 45 ai 50 cm l’una dall’altra, in modo che l’investimento delle buchette per ogni biolca risultasse dalle 10.000 alle 12.000

La concimazione alla semina

La pianta del pomodoro si riteneva giustamente esigente per quanto riguardava la concimazione chimica. Appropriati apporti di fertilizzante, denominate dosi, dovevano integrare la naturale dotazione del terreno al fine di favorire lo sviluppo della pianta e la sua produttività. In fatto di concimazione potassica la preferenza doveva essere data al solfato. Per quanto riguarda la concimazione azotata, da effettuare al momento della semina, il solfato ammonico era sempre quello più indicato mentre per la concimazione fosfatica, il comune 18/20 si dimostrava molto valido oltreché economico.

La concimazione in copertura

Le dosi indicate, che servivano per la concimazione localizzata prima di procedere alla semina, dovevano essere integrate, al momento della prima zappatura, con opportune azotature, necessarie per dare alla pianta del pomodoro la spinta finale. Dopo il primo diradamento l’agricoltore doveva somministrare alle piantine un certo quantitativo di Nitrato di Calcio, di Soda o il Nitrato Ammonico nelle dosi varianti dai 30 ai 60 e più kg per biolca. Nei terreni caldi e sciolti era meglio somministrare il Nitrato Ammonico, mentre nei terreni forti e teneri la preferenza doveva essere data al Nitrato di Calcio e a quello di Soda.

Fonte: “Il passato…del pomodoro” di Pier Luigi Longarini

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