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Maccheroni “Sciué Sciué”... che rimettono al mondo!

“Sciué Sciué” nel dialetto napoletano indica un modo d’essere poco ricercato e raffinato, superficiale e impreciso…
Traslato in cucina diventa qualcosa di semplice, veloce, poco elaborato, preparato con pochi ingredienti, magari di recupero, naturali e genuini.

Un piatto “alla buona”, veloce veloce! Una preparazione rapida, ma molto gustosa.
Maccheroni, spaghetti e penne sono i formati prediletti.
L’elemento essenziale, che proprio non può mancare, è il pomodoro che trionfa come un Re su questo classico della cucina partenopea!

“Sciué Sciué” è il piatto ideale per le persone dinamiche, che hanno fretta ma non rinunciano ai piaceri della tavola.
Il segreto è preparare un sugo espresso con un soffritto leggero e una buona polpa di pomodoro.

“Sciué Sciué” è «’o maccarone se magna guardanno ‘ncielo».
Così diceva Ferdinando IV di Borbone, regale estimatore della pasta che non disdegnava di mangiarla con le mani, come i popolani, ma con gli occhi rivolti al cielo, in contemplazione per la bontà.

“Sciué Sciué” è un’antico street food, fast ma healthy.
Fu nel XVIII secolo che si diffuse l’usanza di cucinare e vendere la pasta per le strade di Napoli a bordo di carretti ambulanti. Primigenia versione dei moderni food truck.
Se ne trova traccia nei diari di viaggio dei tanti intellettuali - da Goethe a Virginia Woolf - impegnati nel Grand Tour europeo e nell’immancabile “viaggio in Italia”.

Forse è da questi viaggiatori aristocratici e letterati che nasce la nomea di italiani “mangia pasta” o “maccaroni eaters”, che poi si afferma nella cinematografia italiana e straniera dando luogo a collaborazioni interessanti, come quella fra Jack Lemmon e Marcello Mastroianni, per la prima volta insieme sul set di Maccheroni” di Ettore Scola (1985).

“Maccheroni” al cinema

Jack Lemmon (Robert Traven) è un importante manager statunitense in viaggio di lavoro a Napoli. Mastroianni (Antonio Jasiello) un modesto impiegato.
Robert, a Napoli durante la seconda guerra mondiale, s’innamora della sorella di Antonio che, 40 anni dopo, gli fa visita in hotel per conoscerlo.

Robert è accolto dalla famiglia Jasiello con tutto il calore napoletano.
Sono giorni divertenti, pieni di disavventure tragicomiche e teneri ricordi, fino a che Antonio improvvisamente muore (per la terza volta in vita sua). Alla veglia funebre vengono serviti maccheroni fumanti, talmente invitanti che Antonio risorge puntuale, all’ora di pranzo, per gustarsi il piatto di pasta.