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Polpa, Passata e Dintorni

MAL DI PRIMAVERA? SEMINA UN BITORZOLO

Aprile non è solo il mese dei vivaci cinguettii che entrano dalle finestre spalancate di casa per portare, insieme a sferzate di aria fresca, una ventata di buonumore.

Mal di primavera? Semina un bitorzolo

Aprile non è solo il mese dei vivaci cinguettii che entrano dalle finestre spalancate di casa per portare, insieme a sferzate di aria fresca, una ventata di buonumore. La primavera è anche tempo di semina: è questo il periodo più adeguato, infatti, per occuparsi di un alimento che è entrato nella dieta mediterranea in tempi recenti.

Parliamo del topinambur, sbarcato sulle tavole romane nei primi anni del ’600. Da qui emigra in altri paesi europei e la sua forma bizzarra gli vale una serie di nomi e appellativi. 
Potete chiamarlo carciofo di Gerusalemme, tartufo di canna o rapa tedesca, una cosa è certa: lo riconoscerete con un solo sguardo.

Il suo aspetto bitorzoluto è unico, quasi quanto il suo sapore: intenso e gradevole, per molti versi simile a quello del carciofo.
Questo è il periodo migliore per seminarlo e l’aspetto positivo di questo tubero è che non richiede cure particolari. Il topinambur vanta poi una serie di proprietà benefiche.
Dal punto di vista nutrizionale diminuisce sensibilmente l’assorbimento di zuccheri e colesterolo ed è quindi particolarmente indicato per i diabetici.

Ricco di sali minerali e vitamine A e C, ma povero di calorie, ha effetti diuretici ed è consigliato per chi vuole perdere peso. Contiene infatti l’inulina, un carboidrato non assimilato dall’intestino che stimola il senso di sazietà. La vitamina B, poi, aiuta a combattere il senso di spossatezza e stress.

E in cucina, come utilizzarlo?


Buonissimo crudo possiamo tagliarlo a fettine sottili e accompagnarlo a colorate insalate a base di verdure fresche, da condire con generose spruzzate di limone. Certo, per pelarlo occorre armarsi di pazienza, ma ne varrà la pena: gustato al naturale non perde le sue qualità. In questa veste lo troviamo in territorio piemontese, intinto e golosamente affogato nella bagna càuda.
Per cuocerlo occorre invece eliminare la sottile pellicola che lo ricopre. La cottura migliore è quella al vapore, ma può anche essere fritto, come le patate, per preparare frittelle o delicate chips oppure ridotto in purea.

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