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Il cinema neorealista ritrae un popolo italiano “affamato” dalla guerra.
Il cibo è assente sulla pellicola e sulla tavola degli italiani.

Bisogna attendere il “miracolo italiano”, il boom economico degli anni 50 per assistere alla nascita di un cinema nuovo.
In questi anni molte commedie teatrali vengono riproposte sul grande schermo da artisti del calibro di Eduardo De Filippo e Antonio de Curtis, in arte Totò, maestri del comico napoletano.

Ed è proprio Totò - come un moderno Pantagruele o nelle vesti di Pulcinella - che “gioca” con la fame, la esibisce, la ostenta, facendola diventare divertente.
Ora che l’ombra della fame ha definitivamente lasciato il Bel Paese, ci si può finalmente burlare del cibo e della sua assenza.

La fame diventa un pretesto comico, metafora di altri appetiti, che svelano tutta la debolezza umana.
Totò è ingordo, goloso, insaziabile, ma quando arriva il cibo non mangia quasi mai, rivelando tutta la sua passione per le belle donne o altri interessi.

Tra i film icona di questo fortunato periodo, “Miseria e nobiltà”, tratto dall'opera teatrale di Eduardo Scarpetta (1888) e diretto da Mario Mattoli (1954). Nella Napoli di fine Ottocento, due famiglie povere “in canna” vivono tra stenti, quando le loro strade incrociano quelle di una famiglia aristocratica.

Eugenio (Franco Pastorino), marchesino di buona famiglia, si innamora di Gemma, una irresistibile Sophia Loren. La Loren, di professione ballerina, è figlia di un padre arricchito ma di umili origini. Il padre del marchesino è attaccato al suo “sangue blu”.
Per convincerlo alle nozze, Eugenio chiede a Felice e Pasquale, al secolo Totò ed Enzo Turco, di impersonare i nobili parenti di Gemma.

Come nelle migliori commedie, la storia si snocciola fra equivoci e malentendu, intrecci e inganni.
I nostri eroi sono in difficoltà, ma ecco che viene smascherato anche l’inganno del marchese Ottavio Favetti, padre di Eugenio, già spasimante della bella Gemma sotto falsa identità.

Il marchese deve cedere alle nozze. L’amore trionfa… ma il climax della pellicola è rappresentato da un’altra scena, quella della spaghettata.
La scena si apre su una povera stanza, dove si presenta un cuoco in livrea che imbandisce una tavola con un pasto luculliano, davanti allo stupore dei commensali.

Totò e compagnia, vedendo una zuppiera colma di spaghetti, restano ammaliati.
La camera sosta sulle loro espressioni rapite, prima che si avventino sul piatto.

Afferrano gli spaghetti con le mani e si abbuffano mentre Totò balla.
Balla sul tavolo e mangia, e quello che non riesce a ingurgitare lo prende a piene mani infilandolo nelle tasche.

Noi sconsigliamo vivamente di mettere gli spaghetti in tasca.
Suggeriamo piuttosto in padella con cipolla, peperoncino e olio extravergine di oliva, vongole veraci e vino bianco… per preparare un delizioso piatto di Spaghetti alle vongole.